Recupero Edilizio

Recupero Edilizio

L’Italia possiede da sola gran parte del patrimonio artistico mondiale. Si puo’ dire che i tesori di arte e di cultura di cui l’Italia dispone per numero e qualità costituiscono un patrimonio che ha ben pochi pari al mondo ed il conservarli costituisce per il nostro paese una grande responsabilità e un grande onere. Questi possono e devono diventare una grandissima risorsa, perché solo attraverso la creazione di una dinamica economica positiva, sarà possibile reperire con costanza le ingenti somme necessarie alla loro conservazione. La ricerca puo’ certamente contribuire molto alla realizzazione di questo disegno.

Attualmente il patrimonio si gestisce per lo più con misure di emergenza dopo essere giunti a condizioni di estremo degrado, condizione che si traduce spesso nella realizzazione di interventi irrispettosi del valore culturale del bene.

E’ importante intervenire opportunamente ed il più correttamente possibile alla luce delle attuali conoscenze sul patrimonio per valorizzarlo. A tal fine è necessario operare scelte non solo tecniche, impiantistiche, strutturali o architettoniche, ma anche di gestione e utilizzo delle strutture. Infatti è sempre più frequente oggi, per progettisti e costruttori, imbattersi in progetti di recupero edilizio, e dover quindi intervenire sugli edifici esistenti. A volte si tratta di edifici senza particolare rilevanza architettonica o ambientale, ma molto più spesso, invece, si tratta di edifici storici con valenze culturali e architettoniche di rilievo, che possono avere anche grande interesse culturale per l’unicità o il valore ambientale che rappresentano.

 

Quasi sempre però la sovrapposizione di interventi realizzati nel corso di decenni, se non di secoli, confonde stili e soluzioni architettoniche, nasconde valori compositivi e magisteri costruttivi, e decidere come attuare il recupero corretto, sia tecnicamente che culturalmente, appare sempre più difficile. Se pensiamo poi che a queste difficoltà di lettura si sovrappongono gli aspetti devastanti della scarsa o cattiva manutenzione, del degrado e dell’abbandono, con tutte le relative complicanze patologiche, il compito di chi si accinge a prendere decisioni operative per il recupero o il risanamento di un edificio diventa spesso difficilissimo.

Con quali tecniche intervenire? Cosa demolire? Cosa valorizzare?

Sono queste le principali domande con cui ci si scontra prima di intervenire. E poi: conviene recuperare? L’edificio si presta a quel tipo di intervento? O sono soldi sprecati in quanto le caratteristiche tipologiche non consentono il recupero per quella determinata destinazione d’uso?

Per trovare le risposte corrette, per trovare quella che si può definire la “cura giusta” per ridare nuova vita a un edificio, è necessario avere una buona conoscenza del “paziente” da curare e delle sue patologie, sviluppare una corretta anamnesi per poter fornire una diagnosi appropriata, e soprattutto avere una buona cultura, non solo tecnica, per scegliere correttamente le migliori soluzioni. In definitiva si deve tener conto valutando quattro punti fondamentali al fine di riuscire nell’intento:

  • Analisi di come nel tempo si sono modificati i concetti di recupero, di riuso e di restauro e risanamento conservativo degli edifici, per poter aiutare il progettista a scegliere i modi più corretti per intervenire.
  • Conoscenza dell’edificio, visto come modello tipologico recante caratteristiche distributive e costruttive tipiche, la conoscenza del “paziente” su cui è necessario intervenire, la conoscenza chimico-fisica dei materiali da costruzione.
  • Degrado nel tempo: patologie e metodi di indagine, opportunamente analizzati.
  • Tecniche operative per l’intervento finale: scelte progettuali, riqualificazione energetica degli edifici, protezione dall’acqua e dall’umidità, interventi di recupero strutturale negli edifici in muratura ed in c.a ed interventi di recupero delle superfici di facciata.

 

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